 Nelle rare volte in cui riuscivo ancora a giocare a calcio, allo Sporting, cercavo quel posto laggiù, in fondo al corridoio, dove sapevo di trovare lui: Aurelio. Mi sentivo rincuorato, spronato, protetto da chi avrebbe messo in discussione, sul campo, la mia età avanzata, i miei limiti di calciatore a livello amatoriale. Una sorta di "angelo custode".
Avevo sempre apprezzato la sua grinta, quel modo molto "granata" di affrontare le situazioni, sia inseguendo un pallone, sia affrontando i temi del giornalismo di oggi. Aveva il cuore indomabile dei Ferrini, di chi aveva instaurato un legame di sangue con la storia "tremendista" del Toro, comunque andassero le cose.
Quando sono i grandi combattenti a mollare, nella vita, vien da pensare che non ci siano proprio più margini di sopportazione esistenziale. Soltanto lui, povero Aurelio, poteva stabilire se certi limiti erano stati superati, o meno. Io, invece, posso stabilire che ho perso un collega e un amico, e i 2 aspetti, purtroppo, non camminano sempre a braccetto.
HO RISPOSTO COSI' A UNA SPLENDIDA E-MAIL DEL CARO ROBERTO, FRATELLO DI AURELIO BENIGNO.
Caro Roberto,
soltanto ora leggo la tua e-mail, e rimango senza parole... Stamattina, quando mi è arrivata la notizia, ero a Cagliari. Avevo dormito benissimo, eppure mi ero svegliato molto male, tanto che mi ero rimesso a dormire, senza capire cosa mi stava succedendo. Poi... il cellulare che squilla... io che riapro gli occhi, alle 11,00, e la voce di Federico Freni che mi avvisa... E' stata una botta tremenda. Presentimento? Chissà... non è la prima volta che mi capitano certe cose... Tutto subito non ti rendi conto di quanto è accaduto, ma poi cominci a entrare nel lutto, nel dramma, nella tragedia. Ho avuto in testa i riccioli di Aurelio per tutto il giorno. Credevo di ricordare pochi episodi, e invece me ne sono venuti in mente tanti. Alcuni di calcio giocato insieme, con le parole esagerate di ammirazione che, spesso, rivolgeva a me, brocco a vita... Altri di lavoro. Quasi un anno fa, quando fu resa nota l'identità del presunto "compratore" del Toro, mi telefonò perché fosse il mio sito a dare la notizia. Non ho mai saputo perché lo avesse fatto. Nessun collega era mai stato così altruista con me, salvo che avesse un secondo fine. E Aurelio, quel giorno, non ce l'aveva: si era solo rivolto a un collega leale... e, spero, anche a un amico. Ti abbraccio fortissimo.
CARLO NESTI |