 Doveva essere un’intervista monografica sul calcio e sullo sport. Si è trasformata, invece, in una commistione di generi. Letteratura, ma non solo. Anche ricordi e aneddoti e lezioni di giornalismo. Forse non poteva essere altrimenti per chi come Darwin Pastorin – direttore della testata giornalistica sportiva de La7 – scrive che “i libri sono gli amici che mai ci tradiranno, sappiamo dove trovarli. Nei momenti di malinconia o di dubbio (e quanti sono i momenti di malinconia o di dubbio!) ci portano consolazione e parole e aggettivi”.
Se fosse “costretto” a portare via con se un solo calciatore, chi sceglierebbe?
“Buffon. Ho avuto modo di conoscerlo – nella trasmissione “Le partite non finiscono mai” che conduco su La7 – ed ho appurato che è una persona squisita e a modo, oltre che un campione. E poi, scelgo Gigi perché è un portiere e… non c’è un ruolo più poetico nel mondo del calcio come l’estremo difensore”.
Qual è la sua partita del cuore?
“Avevo dodici anni, ma la ricordo come se fosse ieri: Juventus-Torino. Risultato? 4-0 per il Toro. Tripletta di Combin e rete di Carelli. Ma non era un derby qualunque: in settimana era scomparso Gigi Meroni – finito sotto una macchina guidata dal futuro presidente del Torino, Attilio Romero. Non fu una partita qualsiasi, e il gol di Carelli – che indossava la maglia numero 7 di Meroni – non fu solo un caso…”.
Quale collega del passato è stato decisivo nel corso della sua carriera?
“Devo fare tre nomi: Vladimiro Caminiti, un maestro: mi diceva sempre: ‘quando scrivi un pezzo su di una partita parti sempre dal verde del prato e dall’azzurro del cielo’. Poi, Giovanni Arpino: mi ricordava che il giornalista deve essere bracconiere di tipi e di personaggi. In ultimo, Italo Cucci: ebbe fiducia in me, intuì le mie potenzialità e mi assunse al “Guerin Sportivo” come giornalista praticante”.
Quale libro consiglierebbe ad un appassionato di sport e calcio?
“È doveroso citare i racconti di Osvaldo Soriano sul calcio e “Azzurro tenebra” di Arpino. Segnalo anche un testo recente che è uscito per i tipi della Minimum fax: “E’ finito il nostro carnevale”, di Fabio Stassi”.
Con l’avvento della pay-tv e del digitale terrestre, sono proliferate le trasmissione televisive dedicate al calcio: ma qual è la trasmissione sportiva che lei ha amato di più?
““Lo Sciagurato Egidio” di Giorgio Porrà”.
Chi è stato il giocatore italiano più forte degli ultimi dieci anni?
“L’Oscar lo darei – come detto – a Buffon. Ma non tralascio Francesco Totti e Alessandro Del Piero”.
Qual è il suo giornale sportivo preferito?
“20 anni di “Tuttosport” non si cancellano e non si possono ignorare. Ma per chi come me – sin dalla terza elementare – voleva fare il giornalista sportivo i giornali non sono mai mancati. Li ho sempre comprati tutti: anche quelli politici”.
In una ipotetica sfida tra la nazionale campione del mondo dell’82 e quella del 2006, a suo modo di vedere, chi primeggerebbe?
“Vincerebbe la squadra di Bearzot. Quanto? 3-2. In avvio di partita segnerebbe subito Paolo Rossi, pareggio di Materazzi di testa, nuovamente Rossi con un gol di rapina, sigillo di Tardelli e chiusura allo scadere di Grosso”.
Mondiali 2006: se dovesse fare un solo nome?
“Fabio Grosso: determinante. Si è procurato il rigore contro l’Australia che Totti, poi, ha trasformato ed ha segnato l’ultimo rigore contro i francesi”.
Qual è stata la squadra più forte di tutti i tempi?
“A livello di nazionali credo che il Brasile del ’58 sia stato superiore a tutti. Il Napoli di Maradona – il più grande poeta del calcio – è stato uno dei club più forti di sempre”.
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