 “Stolto è chi accumula tesori per sé, e non arricchisce dinanzi a Dio” (Luca 12, 20). Quante volte ci capita di leggere questa frase, e di non capirne il significato? Umanamente, può essere istintivo, circondati da modelli epocali, cercare potere, ricchezza e successo. Sembrano veramente i “traguardi-chiave”.
Ma poi, messi a confronto con il dolore straziante di un padre e di una madre, che perdono un figlio giovane, che valore hanno quei beni materiali? Niente di niente, illusione di felicità, inganno di morte. Perché? Perché, comunque, la fine della vita terrena, che dura 10 come 50 come 90 anni, li spazza via: cenere.
Ad esempio: che cosa avrebbe dato un grande portiere, Giovanni Galli, per non perdere il figlio Niccolò, speranza del calcio italiano, a 17 anni? Due Coppe dei Campioni, uno scudetto, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e una Supercoppa italiana. Cosa valgono, oggi, in rapporto a lui?
Niccolò, e chissà che non sia un caso, nel disegno di Dio, sembrava Gaetano Scirea. In campo si muoveva come un “angelo”. Era difensore, eppure non aveva bisogno di commettere falli per togliere la palla dai piedi degli avversari. Tornava in motorino da un allenamento: un urto violento, e le sue “ali” spezzate.
La sorella, Carolina, 8 anni, conosceva già il fratello della cuginetta, Lionello, costretto su una sedia a rotelle. Papà Giovanni le disse: “Anche Niccolò ha avuto un incidente, e Gesù mi ha chiesto se preferivo farlo andare da Lui, o lasciarlo su una sedia a rotelle. Io ho risposto a Gesù di prenderlo”.
Carolina disse: “Va bene papà. Ma non ne voglio più parlare”. E' un silenzio che è durato per anni, fino a quando ha deciso di inserire la voce del fratello nella suoneria del cellulare. Quanto l'ha illuminata sapere subito la verità di noi cristiani! Sapere che Niccolò “era vivo”, in un'altra dimensione.
Giovanni Galli è stato un campione, nel calcio, ma è soprattutto un Campione tutti i giorni, per i “tesori” che incarna e trasmette. Ha creato la “Fondazione Galli”, e ha scritto “La vita ai supplementari” (Rizzoli). Niccolò gli diceva sempre: “Babbo, si barcolla, ma non si molla!”. E il babbo non ha mai mollato... |