 Serata “frizzante”, al Circolo della Stampa – Sporting”, per la presentazione del bellissimo libro di Michele Ruggiero e Stefano Tallia “Peripezie granata – Gli anni di Cairo” (Fratelli Frilli Editori).
Ho preso la parola per sottolineare 3 “unicità” della gestione Cairo.
Prima “unicità”. Nella storia del Toro, da sempre, sono stati dominanti 2 sentimenti, la “rabbia” e l’”euforia”, senza vie di mezzo. La “rabbia” per Superga, Meroni, e alcuni scudetti persi sfortunatamente. L’euforia per il Grande Torino e lo scudetto 1976. Stavolta, invece, la parabola discendente di Cairo suggerisce sentimenti intermedi, “delusione”, “dispiacere”, “amarezza”, perché nessun dirigente è riuscito, in 5 anni, a dilapidare il patrimonio di credibilità del quale era entrato in possesso, salutato come “Papa Urbano”.
Seconda “unicità”. Un presidente, di solito, viene contestato per l’acquisto di giocatori sbagliati, mentre la grave colpa di Cairo è avere acquistato un numero abnorme di direttori sportivi, addirittura 7 in 5 anni, sicché in alcun modo, oggi, ha il diritto di pronunciare il vocabolo “progetto”.
Terza “unicità”. Proprio Cairo, che, in quanto bravo editore, dovrebbe essere un efficace “comunicatore”, è passato, in questo senso, da un eccesso all’altro. Prima ha fatto il giro dei clubs, elargendo troppe promesse non mantenute, e poi si è rintanato nell’isolamento più assoluto, chiuso nei box dei palchi dello stadio.
Poco dopo, 2 cabarettisti, i simpatici “Gemelli del gol”, hanno pregato la platea di raccontare qualche aneddoto, in un clima di assoluta sdrammatizzazione, e quindi senza voler offendere. Visto che non parlava nessuno, io ho ricordato un episodio autentico (lo giuro), che mi sembrava simpatico. Alla fine del primo campionato di A, Cairo avrebbe voluto giocare 10 minuti a San Siro, nell’ultima giornata di campionato, e nella sua città, contro l’Inter, se solo il Toro fosse stato salvo. Questo dimostrava, da una parte, la sua passione, e dall’altra anche il suo egocentrismo, peccato, per carità, perdonabile.
Non l’avessi mai detto! Giorgio Puja, al quale ho sempre riconosciuto una eccezionale signorilità, ha cominciato a interrompermi con disprezzo, mi ha rivolto segni di “vaffanc…” con le braccia, e si è alzato, come per abbandonare lo Sporting.
Dopo avere ascoltato il suo intervento pro-Cairo, gli ho ricordato un dettaglio che sicuramente ignorava. Io, per oltre 4 anni, ho sempre difeso l’operato del presidente, fino allo scorso dicembre. Quando, a fronte di una promozione-chiave, decisiva per il futuro granata, che vale 40-45 milioni di Euro in soli diritti televisivi, ha promesso di spendere, e non ha speso praticamente nulla, anche io ho smarrito la fiducia. Umano, no?
Poco più di un anno fa, oltretutto, sono stato sospeso per 5 settimane, dalla Rai, per avere osato criticare un arbitraggio avverso al Toro, contro la Lazio. Se Puja, sostenendo che in sala non tutti, forse, avevano a cuore le vicende del Toro, alludeva a me, credo abbia sbagliato indirizzo.
Meno male che il Coordinamento dei Clubs e Don Rabino gli hanno risposto, mentre io ho preferito tacere, e continuare ad assistere, in silenzio, allo strano show.
Siccome ho sempre stimato Giorgio, come persona squisita, gli tendo, idealmente, la mano, in segno di pace. Puja è un “signore” (magari stavolta un po’ meno, ma capita...), e tento di esserlo anch’io, avendo preso esempio proprio da persone splendide, in campo e fuori, come lui. Amici come prima? |