 "Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli realizzati in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza»" (Mt 11,20).
Quando Gesù era protagonista di miracoli, non si smentiva mai, perché poneva 2 condizioni: che si guarisse prima nello spirito, e poi nel corpo, e che non si spargesse troppo la notizia. Era un modo di fare unico: il contrario dell’esibizionismo, perché Lui non diffondeva la magìa, ma la Parola.
Eppure, molti non gli credevano, perché non ritenevano che potesse essere il Figlio di Dio. Anche oggi, se tornasse sulla terra, non sarebbero sufficienti televisioni e Web per convincere tutti. Si troverebbe sempre qualcuno capace di sospettare la messa in scena. Figuriamoci: si dubita ancora dell’Olocausto o della Luna...
A livello puramente umano, invece, ci sono “miracoli” (o meglio, eventi che hanno del “miracoloso”) che, per fortuna, scaldano i cuori. E’ il caso di Éric-Sylvain Abidal, il difensore del Barcellona che, a 2 mesi e mezzo dall’asportazione di un tumore al fegato, ha vinto la finale di Champions League.
Non credo che, con la cultura sportiva italiana, gli sarebbe stato permesso un simile exploit. L’allenatore, responsabile di un impiego tanto azzardato, avrebbe rischiato il linciaggio, se poi la sua squadra avesse perso. Ma il pianeta-Barcellona, grazie a Dio, ha molto a che fare con il “paradiso” dei “valori”.
Sponsor Unicef sulle maglie (contestato da quel presuntuoso di Mourinho come “centro di potere” per facilitare i successi), piccoletti in campo più bravi dei giganti, calcio che è divertimento allo stato puro, con al centro di tutto non i muscoli, ma la palla, da giocare, accarezzare e passare.
E così Carles Puyol, capitano del Barcellona, entrato a pochi minuti dalla fine dell'incontro, gli ha ceduto la fascia per permettergli di alzare al cielo la Champions League, appena conquistata. Un segnale importante, al di là del peso economico di una grande impresa, mentre da noi si scommette e si corrompe. |