 Dopo due stagioni da incubo, Juve e Toro sembrano finalmente attrezzate per tornare a calcare i palcoscenici a loro abituali. I granata hanno iniziato col piede giusto la stagione dell’auspicato ritorno in A e nel posticipo della quarta giornata a Vicenza sono chiamati a rispondere ai successi di Padova e Brescia per mantenere la vetta della classifica. La Juve che sogna lo scudetto e insegue la qualificazione in Champions ha debuttato nel nuovo stadio rifilando quattro sberle a quel Parma che nove mesi prima (all’Olimpico) aveva vinto con lo stesso punteggio contro i bianconeri, che quel 6 gennaio erano entrati in un tunnel di crisi da cui non sarebbero più usciti.
Ma quella era la Juve di Del Neri, oggi alla guida c’è un tecnico giovane e affamato di vittorie come Antonio Conte, che ha affidato le chiavi della squadra a un raffinato direttore d’orchestra come Andrea Pirlo, che disegna calcio d’autore ogni volta che entra in possesso di palla, deliziando pubblico e compagni. Ha sbagliato un solo lancio in 94 minuti e quando è successo ha chiesto scusa a tutti, ricevendo l’ovazione di un pubblico che lo ha subito adottato. Accanto all’ex regista del Milan si è visto un Marchisio rinfrancato e più convinto, in un 4-2-4 poi mutuato in 4-3-3 nella ripresa che ha sfruttato molto gli esterni (bene Pepe, autore del raddoppio, meno Giaccherini, preferito a Krasic) e rifornito in continuazione le punte, anche se a sbloccare il risultato ci ha pensato un difensore come Lichsteiner.
La difesa ha concesso poco, anzi nulla, con Buffon a fare quasi da spettatore non pagante, salvo un’uscita coi brividi ad inizio ripresa. Se la Juve avesse spinto sull’acceleratore con convinzione fino in fondo il punteggio avrebbe assunto dimensioni enormi, alla luce del gol annullato a Matri nel primo tempo, del clamoroso palo centrato dallo stesso Matri e di altre occasioni della ripresa (prima e dopo i gol di Vidal e Marchisio), pur con un Del Piero poco lucido, forse frenato dalla troppa voglia di segnare nel nuovo stadio.
Ricordando il vecchio Delle Alpi, tanto freddo e con le tribune lontane dal campo, il nuovo Juventus Stadium più piccolo ma con le tribune a spiovere sul terreno di gioco, trasmette calore ed entusiasmo ai giocatori, situazione che è stata sottolineata anche dal tecnico del Parma Colomba. Per capire il reale valore della Juve occorreranno test più probanti, anche se le prossime tre partite (Siena e Catania in trasferta, Bologna in casa) sembrano in grado di garantire un filotto di vittorie, aprendo scenari importanti per la stagione degli uomini di Conte, mentre le prove della verità per il nuovo Toro arrivano nel giro di sette giorni, con la trasferta di Vicenza e il posticipo della quinta giornata, che vedrà il Brescia di scena allo stadio Olimpico.
Ad Ascoli e contro il Varese la squadra di Ventura ha vinto e convinto, i tre punti potevano arrivare anche contro il Cittadella, ma sarebbero stati un premio immeritato per una squadra dominata nel secondo tempo dai veneti. Ma i granata di quest’anno hanno ritrovato Sgrigna, una solidità difensiva che non avevano da anni, quantità e qualità in mezzo al campo grazie a gente di spessore come Iori, Basha e Vives. Per completare l’opera e spiccare il volo (sulle ali di Verdi, Stevanovic e Guberti) occorre ritrovare il miglior Bianchi. Il capitano è una polizza da assicurazione da 18-20 gol a campionato, se saprà integrarsi negli schemi del nuovo tecnico, il Toro può diventare la squadra più forte della cadetteria, ponendo fine ad anni di illusioni e delusioni. |