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Carlo Nesti
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Ha cominciato il mestiere di giornalista nel 1974, è professionista del 1978, e ha lavorato 30 anni in Rai. Ha creato il Nestichannel nel "mitico" segno delle figurine della Panini e delle pedine del Subbuteo.
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01.07.2012 (ore 21,00)
L'arte della telecronaca di calcio
Innanzitutto, occorre precisare la differenza, spesso ignorata, in un’epoca in cui si parla troppo, fra la radio-cronaca e la tele-cronaca.

Il radio-cronista deve tenere conto che chi lo ascolta non ha il supporto delle immagini, per cui è giusto riempire qualsiasi vuoto con le parole. Lo svantaggio è il notevole impegno fisico che questo tipo di lavoro richiede, mentre il vantaggio è che sono consentiti errori di identificazione dei protagonisti, perché la gente non può controllare questi errori.

Il tele-cronista, invece, deve tenere conto che chi lo ascolta ha il supporto delle immagini, per cui è necessario lasciare delle pause, e non parlare continuamente, perché la somma fra le immagini e la sovrabbondanza di parole infastidisce lo spettatore. Inoltre, essendo il pubblico degli sportivi, ormai, smaliziatissimo e competente, l’errore di identificazione viene subito smascherato, ed è meglio scusarsene, almeno ogni tanto, piuttosto che fare finta di nulla.

Personalmente, l’evoluzione della telecronaca, in Italia, non mi trova d’accordo: negli anni Cinquanta e Sessanta si parlava troppo poco (Carosio, il primo Martellini), negli anni Settanta e Ottanta si parlava in dosi giuste (il secondo Martellini, Pizzul), dagli anni Novanta, in poi, si è perso il senso della misura, oltretutto, con l’avvento della telecronaca “a due”.

Il cronista ha riempito la telecronaca di informazioni inutili, perché la telecronaca è “narrativa”, e non “saggistica”, e perché l’approfondimento deve essere lasciato ai servizi e ai dibattiti. Non c’è nulla di più inopportuno che spiegare quante dita di un piede ha Messi, mentre Messi è solo davanti al portiere. Sarebbe come inserire uno “spot”, nel “pathos” della scena decisiva di un film. Occorre farlo, casomai, quando il gioco è fermo, o, al massimo, quando la palla è lontana dall’area di rigore avversaria.

L’opinionista, inoltre, esce spesso dalle pause che il gioco gli concede. La sua bravura deve essere quella di esprimere un concetto tecnico, in buon italiano, e in 10 secondi, perché ciò che infastidisce lo spettatore è sentire, ad esempio, il commento di un replay, quando la ripresa televisiva è tornata in diretta.

A mio giudizio, la formula ideale resta quella del telecronista in alto, e del “bordocampista” in basso, pronto a raccontare quello che il telecronista non può vedere, con l’intervento dell’opinionista solo: 1) prima, nell’intervallo e dopo la partita; 2) nelle pause lunghe dell’incontro, che consentono di fare il “punto” sulla situazione.

Prima della partita, il telecronista deve preparare una “scheda” di appunti, che gli serviranno durante l’incontro. Lo sviluppo del gioco è serrato, e non consente di consultare un quaderno, per cui l’ideale è raccogliere tutte le informazioni su un foglio in formato a A4, senza bisogno di voltare pagine.

La priorità su tutto va alla formazione, che consiglio di scrivere a matita, in modo da usare biro o pennarello solo quando arrivano in postazione gli schieramenti ufficiali. Così, sarà possibile cominciare a memorizzare i nomi e le posizioni in campo dei giocatori, ma sempre con la possibilità di una correzione all’ultimo momento.

Consiglio anche di seguire l’ordine numerico delle maglie, perché, quando non si riconosce un giocatore, e si vede solo il numero che porta, sarà più facile trovare a quale nome quel numero è abbinato.

La “scheda” deve comprendere i moduli tattici, l’elenco dei giocatori assenti, i temi tecnici probabili offerti dalla partita, le informazioni generali (score stagionale delle squadre, rendimento recente, posizione nelle varie competizioni, precedenti, eccetera), e le informazioni individuali sui giocatori.

La regola è munirsi di 100 cartucce per spararne 10: l’errore più grosso è pretendere di usare tutte le informazioni preparate, per il gusto di esibire la propria preparazione: la telecronaca “nozionistica” disturba.
In postazione, allo stadio, si hanno a disposizione una cuffia-microfono, che consente di avere le mani libere per prendere appunti (azioni, gol, ammonizioni e sostituzioni), e un monitor, per vedere le stesse immagini che il telespettatore vede a casa. L’ideale è, durante lo svolgimento del gioco, guardare il campo, e, durante le pause, seguire, contemporaneamente, quello che avviene in campo, e ciò che propone il monitor. Questo sdoppiamento sembra impossibile, ma, con il tempo, si riesce a fare l’uno e l’altro.

Credo che, per trovare la concentrazione giusta, sia opportuno ricevere il “ritorno” della propria voce in cuffia, anche per avere la sensazione di essere “in onda”. Una cuffia “sorda” sulle orecchie costringe il telecronista, erroneamente, ad alzare troppo la voce, perché non si può rendere conto che è sufficiente, magari, la metà del volume per commentare la partita, evitando di vivere il secondo tempo in apnea.

La voce è fondamentale per realizzare una buona telecronaca: in parte, essa è un dono di natura, e in parte, va rieducata e curata. Raccomando a tutti un corso, anche breve, di dizione, per pronunciare le parole con gli accenti giusti, e per apprendere i canoni elementari della “recitazione”: il telecronista è anche attore, perché deve trasmettere emozioni agli altri. Parlare un buon italiano, con poche inflessioni, “sprovincializza”, e può contribuire a essere accettati da tutti, senza sospetti di faziosità campanilistica.

Uno sbaglio comune dei principianti è quello di pronunciare i nomi dei giocatori, che toccano la palla, “in levare”, piuttosto che “in battere”, trasmettendo ansia al telespettatore, anche quando la palla è a centrocampo.

Personalmente, non sono d’accordo, nel “mix audio”, con l’uso degli effetti sonori (rumori da stadio) troppo alti, perché si devono sempre capire le parole del telecronista. E’ giusto aumentarli in prossimità di tiri a rete, ma non lasciarli sempre alti, in modo ossessionante, durante l’intero arco dell’incontro.

Un’ottima scuola è quella di scegliere almeno 2 modelli di telecronisti, ai quali ispirarsi, perché, con un solo modello, si rischia di essere semplici “pappagalli”, “imitatori” senza una propria personalità. Registrate sul videoregistratore una partita di calcio, e poi incidete in audio la vostra telecronaca, cancellando quella originale. Riascoltatevi, e fatela riascoltare agli amici, perché questo sarà il primo passo verso la professionalità, basata sull’umiltà di riconoscere i propri limiti, e correggerli.
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